DARIO ARGENTO - IMMAGINARIO, ESTETICA
E RILETTURE CONTEMPORANEE
STUDIO LUCA MUSK ART
Questa sezione raccoglie il percorso di ricerca sviluppato intorno all'estetica cinematografica di Dario Argento. Il progetto integra analisi teorica, produzione visiva, documentazione espositiva e rassegna stampa, configurandosi come un archivio critico dedicato al dialogo tra cinema e arte contemporanea.

Un dialogo profondo con l'immaginario
Il progetto nasce da un'analisi dell'estetica cinematografica di Dario Argento, con particolare attenzione alla costruzione dello spazio, all'uso del colore e alla rappresentazione del corpo. l'obiettivo è indagare l'immaginario argentino come sistema visivo autonomo, mettendolo in relazione con le pratiche dell'arte contemporanea. La ricerca si concentra sulla ispirazione tratta da scene dei film che si materializza in unità espressive indipendenti, capaci di generare nuove configurazioni percettive.

Documentazione pubblica e contesto culturale
Il progetto dedicato all’estetica di Dario Argento è stato documentato da diverse testate nazionali e di settore, tra cui Cinecittà News, Il Fatto Quotidiano e Sky TG24.
Un’anteprima del progetto visivo “Dario Argento Reloaded” è stata presentata nell’ambito della International Production Design Week 2023, durante la Settimana Mondiale della Scenografia organizzata dal Collettivo Internazionale.
La dimensione espositiva è stata inoltre proposta in contesti pubblici quali il Cinema Barberini, in occasione della presentazione del docufilm Panico di Simone Scafidi, dedicato a Dario Argento, alla presenza di personalità del mondo del cinema e della cultura, tra cui Claudio Simonetti.
Nel 2025 il Forum Theatre ha ospitato una esposizione tematica dello Studio Luca Musk Art dedicata ai cinquant’anni del film Profondo Rosso. In quell’occasione Claudio Simonetti ha introdotto Luca Musk al pubblico, alla presenza di Dario Argento.
Il progetto espositivo si è sviluppato anche attraverso un allestimento multimediale immersivo, cheta anticipato la proiezione del film del 1975 e al concerto dal vivo di Claudio Simonetti.
CINECITTà NEWS - DARIO ARGENTO FIRMA LE OPERE https://cinecittanews.it/dario-argento-firma-le-opere-di-luca-musk/
IL FATTO QUOTIDIANO - FOTOGRAMMI RILETTI
SKYTG24 - DARIO ARGENTO RELOADED
https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2024/06/07/dario-argento-reloaded-luca-musk-franco-bellomo
CINEMA BARBERINI - PRESENTAZIONE "PANICO"
https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2024/06/07/dario-argento-reloaded-luca-musk-franco-bellomo
FORUM THEATRE - 50 ANNI DI PROFONDO ROSSO
https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2024/06/07/dario-argento-reloaded-luca-musk-franco-bellomo
INTERNATIONAL PRODUCTION DESIGN WEEK 2023
https://2023.productiondesignweek.org/program/cinema-in-a-glance-by-luca-musk/

Il metodo lucamuskart: dall'analisi all'arte
Il lavoro si fonda su un metodo di analisi dell’immagine cinematografica come struttura formale e simbolica.
La ricerca prende avvio dallo studio del fotogramma, con particolare attenzione all’architettura cromatica e alla costruzione dello spazio nei film di Dario Argento. Viene inoltre indagato il rapporto tra corpo e disumanizzazione, elemento ricorrente nell’estetica argentiana.
A partire da questa analisi, l’immagine filmica viene traslata nel linguaggio dell’arte contemporanea attraverso un processo di rielaborazione visiva che ne mantiene la tensione originaria, ridefinendone l’impianto percettivo.
Il progetto si articola anche in una dimensione espositiva e critica, comprendente mostre documentative, contributi teorici e rassegna stampa, configurandosi come percorso di ricerca dedicato all’estetica di Dario Argento.
CONTRIBUTO DEL CRITICO ROBERTO LASAGNA
La bellezza e il fascino di questa mostra lasciano percepire il grande coinvolgimento emotivo e psichico che i film di Dario Argento regalano allo spettatore. Sono luoghi dell'immaginario ritrovati attraverso una sensibilità artistica che reinterpreta ossessioni e incubi, in grado di omaggiare con raffinatezza l'intensa espressione di un cineasta visivo e pittorico che ha fatto di ogni suo film un'esperienza della psiche e dei sensi. I volti dei film di Argento, da "L'uccello dalle piume di cristallo" a "Opera", da "Tenebre" a "La terza madre", si ritrovano protagonisti in un viaggio seducente tra i colori vertiginosi della memoria reinterpretati con i segni artistici, con le tecniche a spatola e digitali in grado di modulare le ossessioni di un cineasta che con i suoi lavori ha portato lo spettatore ad essere un osservatore della crisi dell'individuo, dei misteri e dei mostri che segnano l'anima. La modernità e l'attualità dell'opera argentiana rivive anche attraverso questa esposizione che intende "graffiare", "incidere", "elaborare" le immagini originali portando avanti il messaggio di un cinema che "graffia", "incide", "elabora", cioe' arricchisce la nostra sensibilità estetica. Un cinema che ci fa conoscere il lato oscuro di noi accompagnandoci in un vortice di spettralita' e stile he ha fatto scuola liberando fantasmi e rendendoci più liberi.
Roberto Lasagna
CRITICA DI ROBERTO LASAGNA AL VESPERTILIO AWARDS EDIIZIONE 2024
I burattini e i mad puppet sono figure perturbanti, che ci parlano, ci guardano, e richiamano la condizione di quando, da bambini, avevamo bisogno di un amico per affrontare le paure e invece era una magari una figura sinistra a prendere il sopravvento. In loro alberga più di un riferimento all'immaginario della paura, che gli specchi del cinema di Dario Argento amplifica, in un seducente e visionario viaggio tra ossessioni e ricordi. I burattini, come il bambolotto meccanico di Profondo rosso, o come il bambino deforme di Phenomena, sono sembianze prive di anima, e il legame tra i burattini, i mad puppet e gli specchi puo' essere rintracciato in un trauma, che dal passato lancia messaggi di angoscia e tormento, e che lo specchio nasconde (gli specchi coperti di Phenomena) oppure trasfigura (gli specchi che diventano quadri in Profondo rosso). Sono tutti oggetti che "vivono" attraverso la visione, e sappiamo come in Argento la visione sia una dimensione abitata dalla paura e come la paura sia importante per affrontare i propri fantasmi e crescere.
Roberto Lasagna
DARIO ARGENTO nelle opere di LUCA MUSK e LAROSA PURPUREA
di Giovanni Gifuni
Un binomio del tutto originale quello al centro del progetto espositivo “Dario Argento reloaded”, che vede insieme le opere del movie concept artist Luca Musk (rielaborazioni grafiche di fotogrammi dei film di Argento), in collaborazione con Larosa Purpurea, e le foto di scena di Franco Bellomo scattate sul set di sei film argentiani, da Profondo rosso a La terza madre.
Le illustrazioni di Luca Musk rimandano alle fotografie di scena di Bellomo e viceversa, dando luogo ad un affascinante “montaggio” di volti e location ben noti ai fan del regista romano, o per meglio dire ad un gioco di specchi di indubbia suggestione e capacità evocativa.
I lavori di Luca Musk si concentrano in particolare sul primo film di Argento, “L’uccello dalle piume di cristallo” (1970), sulla Trilogia delle Madri (“Suspiria”, 1977; “Inferno”, 1980; “La terza madre”, 2007) e soprattutto su quello che per la maggioranza di critica e pubblico è considerato uno dei due massimi capolavori argentiani insieme a “Suspiria”, vale a dire “Profondo rosso” (1975).
Le foto di scena di Bellomo spaziano invece da “Profondo rosso” (prima collaborazione del fotografo col regista) fino a “La terza madre”, passando per “Suspiria”, “Inferno”, Tenebre” (1982) e “Phenomena” (1985). Bellomo ripropone alcuni dei suoi scatti già presentati al pubblico nel marzo 2017 in occasione della mostra “Tagli di luce” presso la Galleria SpazioCima di Roma, originata da un progetto del regista Claudio Lattanzi. Particolarmente interessanti risultano, tra le varie qui esposte, alcune foto scattate fuori dal set, come ad esempio quella in cui si vede Argento impartire disposizioni a Clara Calamai in vista del ciak della scena conclusiva di “Profondo rosso”.
Non poche sono le suggestioni offerte dalla presente mostra, ma almeno una, che si evidenzia in particolare nelle opere di Luca Musk, è meritevole di un’adeguata sottolineatura e degna, peraltro, di far parte di una possibile futura esposizione del duo Musk-Bellomo (magari ampliata con foto e illustrazioni tratte da pellicole sempre afferenti ai filoni del giallo, del fantastico e dell’horror) intitolata, parafrasando il titolo di un celebre film, “Camera con svista”: l’inganno dello sguardo. In altre parole, ciò che appare sembra indubitabilmente rispecchiare il reale, salvo poi scoprire che si rivelerà l’esatto contrario. Nella filmografia argentiana due sono le sequenze “iconiche” a tal riguardo: il corridoio, nella casa della medium, di quadri di volti riflessi negli specchi in cui si cela quello dell’assassina in “Profondo rosso” e l’apparente aggressione di un uomo ad una donna all’interno di una galleria d’arte ne “L’uccello dalle piume di cristallo”.
In conclusione un’operazione fortemente innovativa e che ad avviso di chi scrive sarà senz’altro accolta con favore anche da coloro che non sono amanti del genere e in particolare dei film di Argento, sia per la capacità immaginifica (onirica in certi casi) delle illustrazioni dell’artista Luca Musk, sia per le superbe inquadrature di Franco Bellomo, che nella sua lunga carriera ha collaborato, oltre che con Argento, con registi del calibro di De Sica, Monicelli, Fellini e Antonioni.
Giovanni Gifuni
DARIO ARGENTO GENESI DEL THRILLER
Viaggio attraverso i principali film del Maestro del Brivido,
con le foto di scena di Tovoli e Bellomo, e una serrata,cadenzata interpretazione delle immagini clou da partedi Luca Musk. Grazie alla tecnica e ai nuovi mezzi del digitale,ma anche tornando alle virtù e alla bellezza dell’analogico(acquerello, tecniche miste…)
Luca Musk sintetizza, tramite un nuovo processo attivo e creativo, gli elementi
fondamentali delle scene principali dei film di Dario Argento (quelle che drammaticamente rimangono più impresse, restano davvero memorabili), conferendo loro una precisa, efficace e potente identità visiva.
Un vero regista ha delle costanti, una poliedrica identità di stile che, di volta in volta, trova
la sua interpretazione delle scene e dei fatti. Sin dai primi film, Dario Argento ha affascinato
e a tratti stupefatto da Maestro i suoi estimatori con una verve drammatica, un’energia rappresentativa presto resasi inconfondibile. Basterebbe ripensare all’altalente peregrinazione di Toni Musante nella Roma un po’ magica e un po’ metafisica, maledetta e perbenista de “L’uccello dalle piume di cristallo”… Tra belle donne disinibite, goffi artistoidi, ed eleganti lemuri della media e alta borghesia. Quando anche la malattia mentale (la paranoia della fascinosa assassina, la moglie bipolare di Ranieri, gallerista abbonato con gli orrori…), diventa un perfetto, goloso espediente creativo.
Ma già qui, ai suoi primi passi nella lunga notte dell’horror, Argento è maestro nell’addomesticare, insomma nel “firmare”, autenticare con pochi gesti visivi e ardui tocchi drammatici, il suo modo di girare, cioè raccontare: quei coltelli che brillano e tagliano perversi la carne, sfregiano la stessa luce della bellezza; la paura che non sa più a cosa affidarsi, per scappare via, salvarsi come una donna violentata in casa… E poi anche i dettagli, l’ironia paradossale che puntella qua e là le sue tracce, le scorie di realtà (il pittore naif, rustico/feroce, che si mangia i gatti, e anzi se li alleva in casa).
Dopo i trionfi visionari delle prime prove (citiamo anche “Il gatto a nove code” e “Quattro mosche di velluto grigio”, opere tutte tra il ’70 e il ’71), ecco i capolavori consacrati anche a livello internazionale: “Profondo Rosso” (1975), “Suspiria” (1977), “Inferno” (1980)… Anche qui, Luca Musk è bravo a scegliere certe scene-madri, certe derive visionarie e apocalissi immaginative, diciamo così, che la sua creatività in rosso e nero (il bianco è baluginìo supplementare, riflesso di uno sguardo che taglia la Realtà e insieme la sutura), incornicia a must adorabile e impertinente.
Iconiche sono, in “Profondo Rosso”, l’atroce morte di Clara Calamai, pazza dissennata eppure elegante, gli occhi spietati, a osservare nel corridoio degli orrori l’imperturbabile presenza di David Hemmings; ma anche la macabra morte, in “Suspiria”, del cieco dilaniato dal suo cane, il sangue a far contrasto col bianco del plenilunio – che poi termina, s’impenna ad eclissi mortale…
“Inferno” ispira a Musk l’omaggio alle scenografie che instaurano in un palazzo tradizionale di via Po, di pieno stile umbertino, una rifrangenza infernale, rossa e demoniaca… La tesi vera di Luca Musk, sulla scorta dei capolavori filmici di Dario Argento, è che sia sommamente in scena la disumanità dell’Uomo, o meglio della natura umana. Naturalmente, con tutto il corredo degli atteggiamenti efferati possibili, che ci abitano o in ogni caso sono di sovente nostri ospiti, tra alterne drammatiche vicende, di cui Argento è ovviamente un maestro, ambasciatore tra tenebre e inconscio.
Per questo un’agile retrospettiva delle migliori fascinazioni drammatiche di Dario Argento, consente ora a Luca Musk di appaiare, contaminare insieme settima arte e decima musa (il Cinema), in un’idea felicemente contemporanea di emozioni e illuminazioni. Arthur Rimbaud sarebbe entrato volentieri nel Profondo Rosso dove coscienza e irrazionale si sovrappongono, addirittura si amano, si fidanzano: “Il poeta deve farsi veggente al prezzo di ineffabili torture. Deve distruggere l’ordine apparente attingendo dall’ignoto, dal mistero, dall’assoluto”.
Plinio Perilli
DARIO ARGENTO GENESI DEL THRILLER
IL CONCEPT
Un vero regista ha delle costanti, una poliedrica identità di stile che, di volta in volta, trova la sua interpretazione delle scene e dei fatti. Sin dai primi film, Dario Argento ha affascinato e a tratti stupefatto da Maestro i suoi estimatori con una verve drammatica, un’energia rappresentativa presto resasi inconfondibile.
Basterebbe ripensare all’altalenante peregrinazione di Toni Musante nella Roma un po’ magica e un po’ metafisica, maledetta e perbenista de “L’uccello dalle piume di cristallo”, tra belle donne disinibite, goffi artistoidi, ed eleganti lemuri della media e alta borghesia. Quando anche la malattia mentale (la paranoia della fascinosa assassina, la moglie bipolare di Ranieri, gallerista abbonato con gli orrori…), diventa un perfetto, goloso espediente creativo.
Ma già qui, ai suoi primi passi nella lunga notte dell’horror, Argento è maestro nell’addomesticare, insomma nel “firmare”, autenticare con pochi gesti visivi e ardui tocchi drammatici, il suo modo di girare, cioè raccontare: quei coltelli, che brillano e tagliano perversi la carne, sfregiano la stessa luce della bellezza; la paura che non sa più a cosa affidarsi, per scappare via, salvarsi come una donna violata nella propria casa… e poi anche i dettagli, l’ironia paradossale che puntella qua e là le sue tracce, le scorie di realtà (il pittore naif, rustico/feroce, che si mangia i gatti, e anzi se li alleva in casa).
Dopo i trionfi visionari delle prime prove - citiamo anche “Il gatto a nove code” e “Quattro mosche di velluto grigio”, opere tutte tra il ’70 e il ’71 - ecco i capolavori consacrati anche a livello internazionale: “Profondo Rosso” (1975), “Suspiria” (1977), “Inferno” (1980).
Iconiche sono, in “Profondo Rosso”, l’atroce morte di Clara Calamai, pazza dissennata eppure elegante, gli occhi spietati, a osservare nel corridoio degli orrori l’imperturbabile presenza di David Hemmings; ma anche la macabra morte, in “Suspiria”, del cieco dilaniato dal suo cane, il sangue a far contrasto col bianco del plenilunio – che poi termina, s’impenna ad eclissi mortale…
“Inferno” ispira a Musk l’omaggio alle scenografie che instaurano in un palazzo tradizionale di via Po, di pieno stile umbertino, una rifrangenza infernale, rossa e demoniaca.
La tesi vera di Luca Musk, sulla scorta dei capolavori filmici di Dario Argento, è che sia sommamente in scena la disumanità dell’Uomo, o meglio della natura umana. Naturalmente, con tutto il corredo degli atteggiamenti efferati possibili, che ci abitano o in ogni caso sono di sovente nostri ospiti, tra alterne drammatiche vicende, di cui Argento è ovviamente un Maestro, ambasciatore tra tenebre e inconscio.
Questo approccio innovativo, fatto di un linguaggio nuovo e di nuove tematiche, che il Maestro Dario Argento indaga con estremo coraggio, senza farsi intimidire dai ragionamenti mainstream, benpensanti e ipocriti del politically correct, propone e impone quasi un nuovo codice di visione.
Qui non solo lo spettatore viene spinto e costretto a farsi testimone dell’atrocità e efferatezza di certe immagini crudeli ma, per potersi orientare nello svolgimento della storia, deve abbandonare le categorie del razionale, favorendo il ragionamento intuitivo, quasi primordiale. È questo, infatti, che ci permette conclusioni rapide: così come realmente ci viene richiesto quando ci troviamo in situazioni di pericolo e di emergenza, è a questo punto che la “razionalità” automaticamente si basa sull’istinto, per aumentare le nostre capacità di sopravvivenza.
Grazie alla potenza delle immagini e dell’azione, del sonoro e del “visionario” insieme, il “testimone” deve prima o poi addentrarsi in una successiva elaborazione, per pacificare le impressioni forti e profonde che gli sono rimaste dentro. Ed è questa l’occasione per maneggiare la conflittualità sollecitata dalla visione-fruizione-assistere al film: quel disagio imponente che riguarda tutti gli esseri umani, se messi davanti alle proprie ombre, agli aspetti più opachi e torbidi della propria identità.
Piuttosto che vedere nel nuovo linguaggio e nelle nuove tematiche proposte dal Maestro Dario Argento una occasione per poter esprimere impulsi, desideri e pulsioni più profondi, dando loro libero sfogo, spesso in maniera inconsapevole e incontrollata, l’invito più autentico del Maestro è quello di riconoscerli e accettarli come parte costitutiva di tutti gli esseri umani.
Questa realtà oscura e istintiva, profondamente radicata in ognuno, dove le istanze inconsce si muovono nella loro più sconfinata libertà, necessita di un argine che sappia contenerne la forza prorompente, di una consapevolezza intima autentica.
Così l’invito da parte del Maestro Argento, a una vera e propria indagine di sé, seguendo gli antichi precetti della filosofia greca, è colto in maniera intuitiva, sentito e fatto proprio da Luca Musk nelle sue elaborazioni, in certe scene-madri, certe derive visionarie e apocalissi immaginative.
Ed è proprio la sospensione di spazio-tempo, lo sfumare gradualmente e implacabilmente i confini del ragionamento razionale, che Argento opera nel corso delle sue narrazioni, il Suo invito ad abbandonare le categorie volte a rendere il mondo intelligibile e conoscibile in maniera esauriente mediante la ragione, che Luca Musk riflette tramite la sua creatività in rosso e nero, col bianco a fare da baluginìo supplementare, riflesso di uno sguardo che taglia la Realtà e insieme la sutura.
Il Maestro Dario Argento quasi “prende per mano” e sollecita lo spettatore a lasciarsi scuotere, a sentirsi disorientato nel profondo disagio creato dalle immagini, che drammaticamente rimangono più impresse, restando davvero memorabili; mentre Luca Musk, con i suoi lavori, le rielabora, fissandole in una loro una precisa, efficace e potente identità visiva.
Per questo un’agile retrospettiva delle migliori fascinazioni drammatiche di Dario Argento, consente ora a Luca Musk di appaiare, contaminare insieme settima arte e decima musa (il Cinema), in un’idea felicemente contemporanea di emozioni e illuminazioni. Arthur Rimbaud sarebbe entrato volentieri nel Profondo Rosso dove coscienza e irrazionale si sovrappongono, addirittura si amano, si fidanzano: “Il poeta deve farsi veggente al prezzo di ineffabili torture. Deve distruggere l’ordine apparente attingendo dall’ignoto, dal mistero, dall’assoluto”.
SCHEDA TECNICA
Ci addentriamo in un viaggio attraverso i principali film del Maestro del Brivido, con le foto di scena di Tovoli e Bellomo, e una serrata, cadenzata interpretazione delle immagini clou da parte di Luca Musk. Grazie alla tecnica e ai nuovi mezzi del digitale, ma anche tornando alle virtù e alla bellezza dell’analogico (acquerello, tecniche miste…)
Luca Musk sintetizza, tramite un nuovo processo attivo e creativo, gli elementi fondamentali delle scene principali dei film di Dario Argento.
Note sulla rielaborazione personale delle immagini
tratte dai film del Maestro Dario Argento
da parte di Luca Musk
Luca Musk ci rivela che quando aveva tre anni, nella cucina di casa della nonna paterna, sentì quella musica angosciante del Capolavoro di Dario Argento; quella musica lo ossessionò al punto da incidere il suo percorso culturale artistico e formativo.
La musica dei Goblin è conosciuta in tutto il mondo e accentua e amplifica le atmosfere e le scene horror, di violenza e di mistero del capolavoro Profondo rosso (1975), opera di certo centrale in tutta la Sua produzione: quasi un fulcro cui arrivare e da cui ripartire…
Musk estrapola la sequenza finale del film avvalendosi dell’arte digitale, elogia Inferno e Suspiriaavvalendosi dei contrasti rossi bianchi e neri, usa i bianchi ed i neri netti per illustrare scene tratte da Quattro mosche di velluto grigio, e accentua i rossi e i colori pastello, sempre resi con una tecnica digitale, ma trattata come un opera pittorica, per rappresentare l’innocenza e il candore apparente della custode della galleria, che si rivelerà poi l’assassina nelle scene finali in L’uccello dalle piume di cristallo.
Ma non si ferma la sua ricerca solo a raccontare i più noti capolavori del Maestro Argento, Musk estrapola scene e sequenze anche dalla Terza Madre, mettendo in luce i rituali satanici e la sensualità diabolica della Madre delle Lacrime. In Phenomena interviene invece affianco dei suo rossi accentuati, con i blu freddi che scansionano e amplificano i poteri extrasensoriali di Jennifer Connelly, mentre in Tenebre dà prova di tutta la violenza inferta sui corpi delle molteplici vittime dell’assassino, attraverso esplosioni di rossi e neri contornate da bianchi pallidi.
Tenebre è un film cult del Maestro Dario Argento; le musiche dei Goblin proiettano sensorialmente lo spettatore in una dimensione di orrore, panico e paura, che assume sempre un andamento crescente e incessante, travolgendo lo spettatore fino all’ultima scena.
Musk rielabora nella sua produzione artistica La Sindrome di Stendhal , che vede protagonista la figlia del regista Asia; Musk è affascinato dall’ inquadrature iniziali che, tra suoni e effetti speciali anticipatori di realtà virtuali, proiettano la protagonista dentro i capolavori degli Uffizi, dalla Medusa di Caravaggio, alla bellezza sensuale della Venere di Botticelli, fino all’immersione in un opera marina, dove la protagonista incontra creature marine preistoriche o seraphiniane (dal famoso Codex), abbandonandosi in un bacio eterno che toglie il respiro allo spettatore. Qui Musk abbandona totalmente i rossi, i bianchi e neri e usa toni pastello delineati da bianchi luminosi, resi con le sue caratteristiche tecniche digitali.
Anche il Cartaio secondo Musk merita di trovare un posto nella sua produzione: la ludopatia, tema di cornice del film, porta alla disperazione il genere umano conducendo addirittura al suicidio e all’omicidio. Nonostante sia del tutto inconsueto parlare del gioco d’azzardo nell’arte, per non addentrarsi in immagini che corrono il rischio di diventare addirittura di tipo subliminale, Musk rischia e realizza un ritratto di Claudio Santamaria che si riflette su uno schermo del video poker, dove il giocatore diventa il Jolly, la matta simbolo diabolico ed effimero del gioco tra vita e morte dell’esistenza umana.
Stefania Proietti